News
- Pietro Bembo e le Arti - Seminario internazionale a Padova
24 febbraio 2011 - Fino al 26 febbraio a Padova, nella storica sede della Accademia Galileiana, i maggiori studiosi da tutto il mondo si incontreranno per approfondire la figura di Pietro Bembo.
Pietro Bembo e le Arti - Seminario internazionale a Padova
l 24, 25 e 26 febbraio a Padova, nella storica sede della Accademia Galileiana, i maggiori studiosi da tutto il mondo si incontreranno per approfondire la figura di Pietro Bembo, in preparazione alla grande mostra che la Fondazione Cassa di Risparmio dedicherà al Bembo e alla sua mitica Collezione di opere d’arte nel 2013. La mostra si propone di riportare a Padova i tesori che l’intellettuale e cardinale padovano riunì nella sua casa di Borgo Altinate, una delle prime organiche “raccolte d’arte” europee, ora dispersa tra i grandi musei d’Europa e d’America.

Il Seminario è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e prodotto dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio d Vicenza.
Non a tutti suona familiare il nome di Pietro Bembo. Eppure è a lui che dobbiamo l’italiano che usiamo ancora oggi. Nel 1525 Bembo pubblica le Prose della volgar lingua che per la prima volta codificano l’italiano come lingua nazionale, fondata sulle opere di Petrarca e Boccaccio. Negli stessi anni, a Roma, Michelangelo e Raffaello creano un’arte nuova ma basata sulla grandezza di quella antica, una perfezione senza tempo e senza inflessioni regionali: le loro opere sono alla base di quello che oggi chiamiamo l’arte del Rinascimento.
I tre si conoscevano bene, e non solo perché erano di casa alla corte dei Papi: Bembo era un letterato ma frequentava, collezionava e spesso influenzava gli artisti, e la sua idea di classico pervade l’arte del suo tempo. Un grande seminario internazionale per la prima volta affronta il nodo storiografico dei rapporti fra Bembo e le arti, e chiama a Padova grandi specialisti da Europa e Stati Uniti.
Pietro Bembo è una figura di rara complessità nell’Italia del Rinascimento. Veneziano di nascita, padovano di elezione, di casa nella Roma dei Papi, egli fu molte cose insieme, e tutte al massimo grado. Fu poeta, Storiografo e Bibliotecario della Repubblica Veneta, e il letterato che influenzò in modo determinante la letteratura rinascimentale. Con Aldo Manuzio rivoluzionò il concetto di libro, curando volumi di classici di piccolo formato privi di commento, che potessero essere letti al di fuori delle aule universitarie. Amò donne bellissime come Lucrezia Borgia, e cantò l’amore, non solo platonico, negli Asolani e nei Motti. A sessantanove anni fu nominato cardinale da Papa Paolo III, e pose le basi per la leggendaria Biblioteca Vaticana. Oltre che di Raffaello e Michelangelo fu amico, guida e protettore di artisti come Sansovino, Sebastiano Dal Piombo, Tiziano, Benvenuto Cellini, Valerio Belli. Nella sua casa a Padova, in un’area dietro agli Eremitani (l’attuale via Altinate), Bembo raccolse una straordinaria collezione d’arte, di fatto il primo museo d’arte in epoca moderna, frutto dell’intelligenza di un “critico d’arte” sofisticatissimo e insieme della passione smodata, quasi fisica, del collezionista, talvolta accecato dal desiderio di possesso. I dipinti, frutto anche del gusto squisito del padre Bernardo, erano di Raffaello, Giovanni Bellini, Mantegna, Tiziano, Memling. Le statue erano alcuni fra i pezzi antichi più belli del Rinascimento, come l’Antinoo oggi nelle collezioni Farnese di Napoli, accanto a sculture moderne di Pietro Lombardo, a bronzetti e ad argenti cesellati da Benvenuto Cellini. Vi erano gemme antiche incise, che erano appartenute a Lorenzo il Magnifico. Non mancavano pezzi insoliti, come la leggendaria Mensa Isiaca, una grande lastra da altare in bronzo e argento con geroglifici egizi incisi, il primo oggetto del genere mai comparso in una collezione rinascimentale. E ancora vi erano codici antichissimi, come il Virgilio Vaticano (IV-V secolo d.C.) o Le Commedie di Terenzio (IX-X secolo d.C.), accanto a manoscritti miniati della grande scuola padovana di Bartolomeo Sanvito.
È la prima volta in assoluto che un seminario di storia delle arti affronta la figura di Bembo in rapporto ai suoi interessi artistici. La prima sessione del seminario, coordinata da David Freedberg (Columbia University), disegna i tratti della biografia culturale di Bembo. La seconda, presieduta da Giovanni Agosti (Università di Milano), i rapporti con i letterati e il nuovo mondo del libro. La terza sezione, con Stefania Mason (Università di Venezia) e Alessandro Ballarin (Università di Padova), affronta le interrelazioni con gli artisti. La quarta, presieduta da Caroline Elam, tratta il tema della straordinaria collezione d’arte. Intervengono alcuni fra i migliori specialisti sul campo: storici come Massimo Firpo (Università di Torino), letterati come Claudio Vela (Università di Pavia) e Lina Bolzoni (Scuola Normale Superiore di Pisa), musicologi come Iain Fenlon (University of Cambridge), studiosi del libro come Stephen Parkin (British Library, Londra), storici dell’architettura come Howard Burns (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Guido Beltramini (CISA Andrea Palladio), storici dell’arte come David Alan Brown (National Gallery of Art, Washington), Marco Collareta (Università di Pisa), Davide Gasparotto (Galleria Nazionale, Parma), Michael Hochmann (Ecole pratique des hautes études, Parigi), Arnold Nesselrath (Musei Vaticani).
Nel Cinquecento il prestigio di Pietro Bembo era enorme, e la fama del Museo Bembo lo rendeva un luogo di pellegrinaggio per intellettuali e artisti, un baricentro culturale tanto che – come scrisse nel 1549 Pietro Aretino – “pare che la stessa Roma si sia trasferita in Padova”. Fra Medioevo e Rinascimento per tre volte Padova è stata il baricentro e il crocevia della cultura artistica internazionale, un luogo dove qualcosa di nuovo e straordinario ha preso vita e si è irradiato nel mondo. Due momenti sono noti: il Trecento, con Giotto, e il Quattrocento, con Donatello e Mantegna. Il terzo è la Padova di Pietro Bembo, che tuttavia è rimasto patrimonio della cultura specializzata. Questo seminario è il primo momento di un progetto di ricerca ambizioso, che vuole far diventare patrimonio comune un cruciale momento della centralità di Padova nella cultura europea. Esso costruirà la base di conoscenza di un progetto espositivo previsto per il 2013, che punta a riportare a Padova i capolavori presenti nella collezione di Bembo, che nei secoli successivi sono diventati parte delle collezioni dei grandi musei internazionali. Il progetto è a cura di Guido Beltramini, Howard Burns, Davide Gasparotto e Arnold Nesselrath.
Info: www.cisapalladio.org
tel. 0039 (0) 444 323014
